Due punti, a capo… Incontro regionale per gli Staff degli eventi per ragazzi, pattuglie di branca e Iabz

L’incontro regionale “Due punti, a capo…” ha rappresentato per molti capi è stato un tempo regalato al respiro.

Il titolo, “Due punti, a capo…”, ha funzionato come un’indicazione di metodo. I due punti non chiudono una frase: la sospendono. Invitano a guardare ciò che viene dopo. Un tempo per fermarsi, prendere fiato e riconoscersi parte di un cammino comune, dentro una comunità educante che guarda nella stessa direzione.

Nel corso della giornata è emerso con chiarezza quanto il valore dell’evento non stia solo nei contenuti o negli strumenti proposti, ma soprattutto nel sentirsi parte di un “noi” più grande. Capi campo, staff, incaricati, pattuglie e IABZ hanno potuto condividere uno stesso orizzonte educativo, riconoscendo che il servizio non è mai individuale, ma nasce e cresce dentro una comunità che si assume insieme la responsabilità di educare.

La Parola, l’incontro tra Saul e Samuele, ha attraversato la giornata come una traccia discreta. Saul rappresenta ciascun ragazzo che incontriamo. Arriva con una storia già iniziata, con domande, fatiche e ricerche che non sempre trovano risposta. Non è “nostro”, non nasce per l’evento, ma ci viene affidato per un tratto di strada. In questo percorso, il compito dell’adulto non è quello di sostituirsi o di guidare dall’alto, ma di indicare la via, come Samuele, mettendosi in ascolto e riconoscendo l’opera di Dio che passa anche attraverso uno staff e una comunità.

I diversi momenti della giornata, dal lavoro laboratoriale ai tavoli di confronto, fino alla consegna del mandato educativo, hanno aiutato i capi a riconoscere che educare significa partire dai bisogni concreti dei ragazzi, accompagnare ciascuno con attenzione e custodire la dimensione comunitaria dello staff. È emersa con forza l’idea che non esiste un capo “che fa tutto”, ma una comunità di adulti che, insieme, permette ai ragazzi di andare “più in alto”, ciascuno secondo la propria strada.

“Due punti, a capo…” è stato così vissuto come una soglia: un tempo di sosta che non chiude, ma apre. Un tempo in cui riconoscersi affidati gli uni agli altri e ai ragazzi, per riprendere il cammino con uno sguardo più attento, più condiviso, più fedele.

Perché educare, nello scautismo, è sempre un ricominciare insieme.

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