“…Ci impegniamo noi e non gli altri…”

“Credo che avesse ragione Einstein: la guerra non si può umanizzare, si può solo abolire, eppure, appena prima della fine del millennio passato, ci è capitata addosso una nuova forma di guerra, sulla quale vorrei invitarvi a riflettere, la cosiddetta guerra «umanitaria». Credo che questo sia un non senso logico perché la guerra non può mai essere uno strumento per imporre, ripristinare o garantire i diritti umani, per difendere i diritti degli essere umani adesso è diventata lecita la soppressione degli esseri umani. Per i diritti di chi? Per i diritti di sopravvissuti o per i diritti dei più forti o dei più ricchi? Perché la parola «diritti» ha un contenuto intrinseco che non si può eliminare: o valgono per tutti o sono privilegi.”
Non riusciamo a smettere di pensare a quanto queste parole di Einstein riprese da Gino Strada in uno dei sui tanti interventi, risultino attuali ogni volta che mettiamo in azione i pensieri del Settore Giustizia, Pace e Nonviolenza, ogni volta che ci chiediamo se stiamo facendo abbastanza per il tempo che stiamo vivendo, se possiamo dire di aver fatto tutto quello che era nelle nostre capacità e possibilità per prendere posizione e assumerci delle responsabilità nei luoghi che stiamo abitando.
Da mesi siamo circondati da un’escalation di violenza e da scenari internazionali sempre più inquietanti e sempre più nefasti, che coinvolgono a effetto domino un maggior numero di Stati e sembra diffondersi molto velocemente dal Medio Oriente a tutto il mondo in diverse e disparate modalità; a lungo, come Incaricati al Settore Giustizia, Pace e Nonviolenza ci siamo interrogati su come potessimo tramutare in un’azione concreta sul territorio la nostra passione educativa per la pace, la giustizia e la nonviolenza.
La situazione che pian piano si delineava a livello internazionale e che ancora minaccia il nostro Paese e nello specifico la nostra Regione, ci ha portati a confrontarci in Area Metodo e con il Comitato Regionale a riscoprire la storia non violenta del nostro territorio. Da anni l’AGESCI Puglia fa parte della Rete dei Comitati di Puglia per la Pace; con altre associazioni cammina su percorsi di non violenza e di giustizia interrogandosi sulle tematiche e sulle possibili azioni concrete da compiere in nome di una società più giusta, smilitarizzata, non violenta e su tutte le azioni civili alternative a scelte belliche e belligeranti.
La Puglia, che siamo abituati a riconoscere come Arca di Pace, in realtà rischia di tornare ad essere Regione Militarizzata, anzi tra le regioni più militarizzate.
“La Puglia ospita già numerose basi militari, la cui presenza è destinata a crescere nei prossimi anni a causa della corsa al riarmo imposta dalla NATO, rendendo sempre più concreto il rischio di un loro coinvolgimento nelle guerre in corso.
Nel quadro del programma “Basi Blu” sono già stati stanziati 500 milioni di euro — su un totale di 1,76 miliardi — per l’adeguamento dei porti militari di Brindisi e Taranto. Sono inoltre riprese regolarmente le esercitazioni a fuoco sull’Alta Murgia e, presso l’aeroporto militare di Amendola, si svolgono vertici dei comandi aerei dei Paesi alleati, tra cui Israele. Tutto ciò comporta pesanti ricadute ambientali, sociali ed economiche sulle comunità locali.”

Per queste ragioni, l’AGESCI Puglia con oltre quaranta associazioni della Rete dei Comitati per la pace regionale ha firmato una Petizione, proposta al Consiglio Regionale, di introdurre esponenti della società civile nel Comitato Misto Paritetico per le servitù militari.
Si tratta di un “organismo istituzionale deputato alla consultazione tra lo Stato e le Regioni in materia di armonizzazione tra i piani di assetto territoriale e di sviluppo economico e sociale della regione e delle aree subregionali e i programmi delle installazioni militari e delle conseguenti limitazioni.
Lo scopo è di acquisire competenze, conoscenze ed energie provenienti dal territorio, garantendo al contempo maggiore trasparenza e il controllo democratico per una programmazione attenta alle esigenze di sviluppo locale e al monitoraggio costante degli impatti sul territorio.
La Commissione Affari Generali del Consiglio regionale, dopo aver audito una delegazione del gruppo promotore, ha accolto la proposta, prevedendo che quattro dei sette componenti di nomina regionale siano espressione della società civile, selezionati tramite apposito avviso pubblico.”
Crediamo fermamente che essere seduti alla Tavola della Rete dei comitati per la pace e partecipare alla difesa del nostro territorio sia il primo passo per dire no ad una nuova guerra e per prenderci cura e per difendere la nostra terra.
Non crediamo, però, che aver firmato una petizione dalle nostre comode sedie e calde case, possa mettere a tacere le nostre coscienze, abbiamo a cuore l’idea che la pace è cammino, cammino in salita, per giunta, diceva don Tonino Bello, pertanto questo per noi è un primo passo verso la smilitarizzazione della nostra terra, consapevoli che ognuno di voi nel proprio territorio altri ne potrà trovare, altri ne potrà pensare, altri ne potrà inventare.
“Credo che davvero avesse ragione Einstein: la guerra si può solo abolire. Credo che il senso del nostro lavoro sia anche di andare nella direzione opposta, di costruire piccoli frammenti di pace, di immaginare e disegnare le condizioni che facciano diminuire, fino a scomparire, il ricorso all’uso della forza e della violenza. Penso che questa sia la scommessa più grande che i cittadini dovranno affrontare e presto, se si vuole un futuro per questo pianeta.”

Chiudiamo queste nostre righe ancora con le parole riprese da Gino Strada perché possiamo e vogliamo continuare a muovere i nostri passi come scautismo pugliese.

Come? Ecco alcuni piccoli suggerimenti

https://www.settimananews.it/politica/quanto-guadagnano-mercanti-morte/

https://www.difesacivilenonviolenta.org/

Camminiamo insieme per costruire la pace

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