CITTADINI DEL MONDO: “I care!”

L’EPPPI “Cittadini del mondo: I care”, non è stato soltanto un semplice laboratorio, è stata una grande occasione. Abbiamo iniziato a comprendere davvero cosa significhi accogliere e far sentire accolto qualcuno, cioè riconoscere l’altro nella sua storia, fargli spazio, ascoltarlo senza giudizio e creare le condizioni perché possa sentirsi al sicuro e rispettato. Ci siamo ritrovati rover e scolte provenienti da tutta Italia, formando una comunità R/S amplificata dal desiderio di metterci al servizio e dalla gioia di condividere anche le esperienze più impegnative, come la strada e l’incontro con testimonianze forti e trasformative. È stata un’esperienza significativa perché abbiamo affrontato lo stesso tema da più prospettive. Ci siamo confrontati con associazioni di volontariato – SOS Mediterranee, Casa delle culture di Bari e Associazione Incontra – che ogni giorno offrono sostegno concreto a chi vive situazioni di vulnerabilità. Abbiamo ascoltato i racconti dei soccorritori in mare e degli operatori dell’accoglienza, rendendoci conto di quanto spesso queste realtà siano poco conosciute, poco raccontate, e di come per molti di noi fosse la prima volta in cui vedevamo il servizio verso le persone migranti e verso chi vive in strada da un punto di vista così diretto e umano. Abbiamo anche ripercorso quello che è stato lo sbarco della nave Vlora a Bari nel 1991, il primo e più imponente arrivo via mare nella storia italiana, che segnò l’inizio dell’era degli sbarchi. Ci siamo soffermati in particolare sull’accoglienza spontanea e generosa del quartiere San Girolamo, dove siamo andati a visitare il monumento dedicato a quel momento, identico a quello presente a Durazzo e simbolo del legame tra le due sponde dell’Adriatico. È stato un momento condiviso con il clan del Bari 13, che ci ha accolti con grande calore e che ha contribuito a farci rivivere quella pagina complessa della storia cittadina: un periodo difficile per tutti, ma in cui la prontezza, la solidarietà e l’umanità dei baresi hanno lasciato una traccia luminosa, un calore che ancora oggi si percepisce. Questo laboratorio non ci ha lasciati impassibili dopo averlo vissuto faremo tesoro dell’esperienza per migliorare una realtà che viviamo quotidianamente; ha fatto nascere in noi tanti germogli di speranza. Germogli che porteremo nelle nostre comunità, rendendole più vive, più consapevoli e più attente agli ultimi. Ci ha insegnato che non possiamo restare spettatori. Ci ha ricordato quanto ci stia a cuore “l’altro” e quanto sia necessario prendercene cura, portare accoglienza e coltivare un ascolto che sappia generare pace nelle piccole cose quotidiane. Adesso ci sentiamo pronti a rimboccarci le maniche e a testimoniare con le nostre scelte ciò che abbiamo vissuto, perché questo cammino continui anche oltre l’EPPPI.

Buona strada!

Pamela Colella
Clan “The Copse” Bari 10